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mercoledì 20 settembre 2017

TURBATIVE — il Blog di Franco Bonciani

Franco Bonciani

Franco Bonciani, fiorentino, vicepresidente della Federnuoto Toscana, uomo di sport in generale e piscinaro in particolare. Con uno sguardo attento e scanzonato su quello che gli succede attorno

​La Jihad in franchising

di Franco Bonciani - lunedì 21 agosto 2017 ore 07:30

Foto di: syria-scope.com

Finiti i tempi degli attacchi alle Torri Gemelle, degli attentati bombaroli coordinati a Londra e Madrid, con la crisi che ha attanagliato anche Al Qaeda prima ed Isis poi (troppo alti i costi per l’addestramento di personale soggetto ad un turnover esagerato, difficile trovare località disposte ad accogliere centri per la formazione), adesso siamo al terrorismo low cost, quello fai da te.

Qua e là nella rete, anche sui social, informazioni su come confezionare un ordigno o progettare in proprio un bowling umano, con ignari pedoni che si godono una vacanza in strade affollate come birilli mentre un automezzo di diversa grandezza guidato da qualche filantropo alla ricerca della riconoscenza di Allah è la boccia che tenta lo strike.

Quelli del terrorismo islamico si sono fatti furbi: una volta passati alla storia per l’11 settembre con le migliaia di morti in diretta mondiale, ogni tanto ci ricordano che potremmo morire in ogni momento, senza spiegazioni, tutti noi ed ovunque. Una volta si poteva leggere nell’organizzazione dell’attentato un qualche riferimento alla politica estera di questo o quel paese, fatta di aggressioni armate ai danni di Iraq, Afghanistan, Siria o Libia, quindi una strategia, un obiettivo, una preparazione più complessa. Adesso sembra che si lasci ogni iniziativa ai frequentatori dei blog jihadisti sparsi in rete per decidere dove e quando colpire, a seconda dell’occasione, del momento, dell’incazzatura individuale del prossimo martire del Profeta. E non si tratta quasi più di attentatori stranieri, spesso sono cittadini nati e cresciuti in quei luoghi dove uccideranno, gente che ti sembra anche amorosa e gentile, non imbufaliti fissi come uno dell’Italia dei Valori.

Il franchising costa meno, e alla fine è altrettanto efficace. Serve a ricordare, a noi della parte ricca del mondo, che non possiamo stare sicuri, goderci gli agi, programmare il futuro senza fare i conti con variabili impazzite ed imprevedibili, per noi ed i nostri figli. Magari cresciuti vicino a chi certi privilegi non li ha o non li può avere, e cova un odio che poi esploderà in un ristorante o ad un concerto, in una strada affollata o in uno stadio.

E noi cosa facciamo? A parte le fiaccolate al grido di “io non ho paura!” (io, lo confesso, un po’ ne ho), le ricette risolutive tipiche dei social, le dichiarazioni del giorno dopo della società civile e dei politici di turno, principalmente, si parla o si sbraita.

In certe situazioni, vista da lontano e col senno di poi, a cose fatte, pare che certe precauzioni, prevenzioni, indagini (penso all’attentato dell’aeroporto di Bruxelles ed altri episodi) siano state della stessa efficacia e precisione di un cross dall’ala di uno dei tanti terzini destri della Fiorentina degli ultimi quindici anni.

Prevenire, l’unica via possibile. Senza illudersi che sia la soluzione definitiva, visto che da settembre 2001 ad ora la costante di molti attentati è stata una, chiamiamola così, creatività omicida spesso imprevedibile.

Ma non abbiamo altre scelte ragionevoli se non quelle di una prevenzione che si svolga su più livelli, nel controllo di tutto quello che avviene, in rete e sul territorio. Nel sanzionare chi sgarra, individuare chi è sospettabile di atteggiamenti in odor di terrorismo e prendere le dovute contromisure, usare tutti gli strumenti a disposizione, con competenza ed efficacia, perché non ci si trovi il giorno dopo a vedere la pagina Facebook dell’attentatore di Barcellona che istiga all’odio e minaccia di morte gli infedeli, e dire “oh cazzo, ma guarda, averlo saputo prima…”. Non è il primo. Non è la repressione l’unica prevenzione possibile.

Mi piacerebbe sentirmi tutelato, a livello europeo, da un coordinamento di intelligence eccezionale guidato da gente di provata competenza e non qualche fava di politico piazzato lì per non far danno a casa propria. Gente con i controcazzi, tipo Harrison Ford, Bruce Willis, Tom Cruise o James Bond, che i terroristi li beccano sempre prima del fattaccio. Una intelligence vera, servizi segreti come si deve, non come quelli cialtroni, macellai assassini che hanno licenza di uccidere per torturare e ammazzare Giulio Regeni senza nemmeno far sparire il cadavere, tentando di scagionarsi con prove che farebbero ridere anche un grullo ubriaco.

Trovare un responsabile del servizio antiterrorismo di altissimo profilo, magari facendo ricorso al mercato internazionale, pagandolo bene, che coordini e faccia scuola. Come nel calcio prendiamo un giocatore brasiliano o argentino, perché non ingaggiare un israeliano del Mossad? Oh, nel Mossad ce n’hanno di boni di sicuro, conoscono la materia meglio di chiunque altro, ed evidentemente funzionano, perché altrimenti adesso al posto di Israele sulla cartina ci sarebbe un buco nero. Io ci penserei, ragionare veramente da europei in questo caso potrebbe essere un importante passo verso un’unione che non sia soltanto monetaria.

Sogno un’Italia nella quale chi viene arrestato in flagrante dalle forze dell’ordine a rischio della propria vita non venga rilasciato tre nanosecondi dopo dal giudice (oh, vale anche per gli italiani!) e chi è espulso poi sia impacchettato e rispedito al mittente: che provveda a farsi aiutare, e non da noi, a casa sua.

Tutelare la legalità, a garanzia degli italiani, certo, ma anche dei tanti richiedenti asilo onesti che sono arrivati o potranno arrivare e che sono in fuga da un passato privo di qualsiasi futuro. Capire e scegliere chi possiamo accogliere, e preoccuparci che una volta da noi non si pensi di sbrigarcela dotandoli di smartphone, alloggio e due pasti al giorno. Si deve provvedere all’insegnamento della nostra lingua e cultura, insegnare un lavoro (magari quelli che noi non vogliamo più fare), vigilando sugli esiti dell’inserimento. Diamo possibilità, e stabiliamo provvedimenti: se non funzioni, te ne torni da dove sei venuto. Se non si controlla quello che facciamo o facciamo fare, sempre ed ovunque, siamo destinati al fallimento.

Comunque, far finta di non vedere voltandosi da un’altra parte, come accade in questi giorni con certi campi di concentramento in Libia, secondo la logica “occhio non vede, cuore non duole”, non può funzionare.

Infine, e qui mi fermo, un’altra forma di prevenzione, che credo sia alla base di tutto: se si smettesse, che so, di bombardare tutto quello che si muove nella parte povera del mondo con la scusa delle armi di distruzione di massa, del regime antidemocratico, della pericolosità di qualche disperato a casa sua, se si evitasse di svuotare gli arsenali al solo scopo di riempirli nuovamente, beh, forse avremmo qualcuno in meno a cui è morto un parente o un amico da vendicare con un car bowling. Certo che finché Trump (ed anche il Nobel prima di lui non è che fosse da meno…) continua a provare l’ordigno da fine del mondo in Afghanistan e se ne vanta, beh, c’è poco da stare sereni.

Franco Bonciani

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