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martedì 16 gennaio 2018

BAGGIO, OH YES! — il Blog di René Pierotti

 René Pierotti

Sono nato a Pontedera nel 1982, appassionato di calcio da sempre, o meglio da quando giocavo a pallone con mio zio nel corridoio di casa. Mio padre mi ha regalato una moto quando avevo quattro anni, sono sceso poco dopo perché non ero veloce. Mi piace vederle correre più che starci sopra. Mio nonno si faceva arrivare il giornale a casa tutti i giorni e io, per fortuna, lo leggevo. Il blog si chiama così in onore al gol di Baggio contro la Cecoslovacchia a Italia '90 e al telecronista inglese che lo commentò. Lavoro a Toscana Media Qui News dal 2014.

​2018, l'ultimo sorpasso di Valentino Rossi?

di René Pierotti - giovedì 28 dicembre 2017 ore 08:00

Interpretando il pensiero di milioni di tifosi Valentino Rossi, nel dopo gara di Aragon 2016, rivelò di essere“già in paranoia per il 2018, che mi tocca smettere… quindi se sarò ancora competitivo ma… è una cosa che ci penserò”.

Rossi ha detto più volte che ciò che lo fa andare avanti è il fatto di essere ancora competitivo. Non gli è interessato smettere quando era ancora il numero uno assoluto, altrimenti avrebbe lasciato sette o otto anni fa, dopo il mondiale vinto nel 2009 oppure dopo la rottura della tibia al Mugello nel 2010.

L'obiettivo che lo ha portato avanti, almeno fino al 2015, era la conquista del decimo titolo mondiale. I fattacci delle ultime gare di quel mondiale, vissuto in testa dalla prima all'ultima gara e sfumato a Valencia, hanno forse ridimensionato le sue ambizioni. Commentando a caldo l'epilogo di quel 2015 Rossi ha detto che è stata “una cosa che non è mai successa nel nostro sport, perché Marquez ha deciso che io non dovevo vincere il campionato e quindi si è messo a fare il guardaspalle di Lorenzo”

Dopo il 2015 è come se Rossi si fosse davvero reso conto che vincere un altro mondiale, con diciotto gare da fare, una batosta morale come quella appena subita e piloti molto più giovani di lui, fosse diventato molto più difficile.

Fare il pilota nel Motomondiale, a differenza di altre discipline, è uno sport estremamente individuale. Nel calcio un giocatore rappresenta solo il 9 per cento di una squadra (per quanto c'è differenza tra Maggio o Insigne nel Napoli o Sturaro e Dybala nella Juve).

Nel tennis, seppur sia una sfida uno contro uno, bastano due settimane di forma per vincere uno Slam. Federer e Nadal hanno fatto vedere, nel 2017, quanto questa cosa sia vera.

Un campionato di Moto Gp invece richiede nove mesi al massimo. Su diciotto gare già fare due zero può essere compromettente.

Il pilota di Tavullia nel 2016 ha vinto due Gp, entrambi in Spagna (facendo notare di aver vinto nella terra di Marquez e Lorenzo), ha fatto dieci podi e ha concluso l'anno al secondo posto, dietro Marquez.

Nei due anni successivi alla grande delusione ha messo insieme tante belle gare e, soprattutto lo scorso anno, tanti bei sabati di qualifica, dando l'ennesima dimostrazione, a 37 anni, di essere riuscito a migliorarsi anche in qualifica, da sempre suo tallone d'Achille.

Rossi, dopo la fine di questo mondiale 2017, concluso al quinto posto con una vittoria e sette podi ma soprattutto con due gravi infortuni occorsi entrambi lontano dalle piste della Moto Gp, ha davanti a sé un'ultima stagione garantita da un contratto.

Come detto all'inizio, sono almeno sette anni che non è il pilota più forte in assoluto. Il primo ad incrinare le sue certezze è stato Stoner nel 2007. L'australiano però non ha mai mirato ad essere il suo rivale o a seguirlo nella sua ossessione per la vittoria.

Dopo aver vinto il mondiale con la Ducati nel 2007 Stoner è arrivato dietro Rossi per due anni, gli ultimi due titoli del pesarese.

Dopo Stoner la lotta si è intensificata con Lorenzo, capace però di vincere il suo primo mondiale nell'anno in cui Rossi ha saltato quattro gare dopo il volo in prova al Mugello.

Il pilota che più si avvicina a Rossi in quanto a ossessione per la vittoria e talento è ovviamente Marc Marquez, la nemesi di Rossi. Il bambino che si faceva fotografare con Rossi e che ha vissuto una specie di complesso di Edipo. Prima l'italiano era visto come idolo e poi come padre padrone da uccidere sportivamente alla fine del mondiale 2015.

22 anni di Motomondiale, nove titoli vinti, 115 vittorie e 227 podi. Rossi è già, da anni, una leggenda.

Anche se non ha la guida pulita di Lorenzo, né la velocità di Marquez e Vinales e non ha mai avuto la capacità di domare la Ducati di Stoner.

Da almeno quattro anni Rossi è un vecchio volpone, un mix di qualità ed esperienza. Nel 2015 stava costruendo la vittoria di un mondiale con una serie quasi interminabile di podi, 15. Lì, prima del trittico d'oriente e dello scontro con Marquez c'è stato l'errore di non rientrare ai box quando era in testa al Gp di San Marino. Poteva vincere, arrivò quinto. Si disse soddisfatto perché quegli 11 punti erano puliti, vista la caduta di Lorenzo, rivale nel campionato.

Dal 2015 ad oggi gli errori del 46 non sono stati moltissimi. E' fra i primi 3-4 piloti più veloci, sempre.

Rossi ha sbagliato a Misano nel 2015, poi non è riuscito a gestire senza danni la possibile tresca messa in piedi dal figlio Marquez per non fargli vincere il mondiale. Nel 2016 è caduto in Texas e ad Assen (quando era in testa).

Quest'anno, in un momento di bagliore giovanile, ha pagato un errore di generosità a Le Mans: dopo aver ripreso e sorpassato il velocissimo compagno Vinales Rossi è andato lungo in una curva dell'ultimo giro e ha subito il controsorpasso del 22enne spagnolo. Ha provato a riprenderlo e sorpassarlo all'ultimissima curva, provando a emulare forse il più epico dei suoi sorpassi, Catalunya 2009, ma è andata male.

A giugno e a settembre ci sono stati i due incidenti in allenamento, uno in motocross e uno in enduro. Nel primo Rossi ha riportato un trauma toracico e ha rischiato di saltare il gran premio del Mugello. Nel secondo si è rotto tibia e perone e ha dovuto saltare l'altro gp italiano, quello di San Marino. In molti hanno enfatizzato il suo rapido recupero, in entrambi i casi.

Rossi dopo il rientro lampo ad Aragon e la gara conclusa al quinto posto dopo essere stato a lungo secondo ha scherzato (“purtroppo questa settimana non potrò giocare a calcetto, stavo vivendo un gran momento”). Dopo le qualifiche, concluse con un sorprendente terzo posto, ha detto una cosa interessante: “Forse in queste condizioni riesci a tirare fuori qualcosa in più da te stesso, dalla tua voglia di fare, dalla tua concentrazione: sarebbe bello riuscire a sfruttare questa parte del cervello anche quando stai bene”. Parlare così consapevolmente di sé stesso e del funzionamento della mente umana è dimostrazione di grande intelligenza.

Ma al di là del recupero velocissimo e della sua voglia di rientrare è curioso notare che Rossi abbia rischiato in un caso e saltato nell'altro i due gran premi italiani, Mugello e Misano, quelli con più tifosi gialli.

Come se fosse un avvertimento del destino. Qualcuno ha parlato di sfortuna. Qualcun altro ha criticato il sistema della Moto Gp che impedisce ai piloti di guidare le moto da corsa al di fuori dei (pochi) test ufficiali.

Ad altri però questi due incidenti sono sembrati una sorta di sveglia, come a ricordare a Rossi che, nonostante la brillantezza mentale, il corpo inizia a dare segni di invecchiamento e il tempo per il dottore sta finendo.

Come ha detto dopo la vittoria di Assen 2017 “io lavoro tutto l'anno per questo feeling, per quello che si prova quelle due o tre ore dopo la gara”.

Ma dopo 115 vittorie e 227 podi quante volte vedremo ancora Rossi sul gradino più alto? Per di più, dal 2016, la Dorna ha scelto di dotare le moto dello stesso pneumatico. Questo ha livellato il valore dei prototipi e dopo gli anni dei successi continui di Stoner-Marquez-Lorenzo-Rossi-Pedrosa (dal giugno 2011 al giugno 2016) dallo scorso campionato hanno iniziato a vincere più piloti, da Dovizioso a Vinales, da Crutchlow a Miller fino a Iannone.

Il contratto del 46 scade a dicembre 2018, quando avrà 39 anni e dieci mesi. Quest'anno potrebbe essere dunque una lunga passerella di saluto oppure il trampolino di lancio per un rinnovo biennale, come si usa fare nel mondo della Moto Gp.

Ci sono addii e addii, nel mondo dello sport. Due francesi, Platini e Zidane smisero poco dopo i trenta anni. Totti ha smesso a 41 con un addio problematico, simile a quello di Del Piero. Rossi ha parlato dell'addio di altre due leggende, Schumacher e Jordan. Il primo si ritirò a 37 anni salvo poi tornare, incolore, dal 2009 al 2011. Anche Jordan fece un ritorno in tono minore, forse più per convincere sé stesso che gli altri, del fatto che fosse davvero finita un'epoca.

L'addio di Valentino Rossi, quando avverrà, avrà un impatto simile a quello di Mj o a quello di Alberto Tomba nello sci. Della serie: e ora che succede al motomondiale?

Rossi è stato un fenomeno in pista ma, più di Tomba, soprattutto fuori. Il campione pesarese è stato celebrato da Brad Pitt che ha detto: “Siamo personaggi pubblici, non dovremmo avere idoli da venerare. Io ne ho uno che sta sopra a tutti gli altri: Valentino Rossi. Darei tutto per essere come lui. Quel ragazzo è un vero mago. Sarebbe capace di ipnotizzarmi”. Pitt è talmente attratto da questo mondo che è stato voce narrante in un docufilm, intitolato Fastest, e che mostra il dietro le quinte della vita di sei tra i più importanti piloti della classe regina, tra cui ovviamente anche Rossi.

Anche Maradona è un fan di Rossi: andò a salutarlo nel box di Misano dopo una vittoria nel 2008. Da quel momento la stima è reciproca e Rossi si è presentato con una dieci dell'Albiceleste sul gradino più alto del Gp di Argentina.

Rossi è mancino, proprio come Maradona, nel 2005 ha messo la firma sul documento che attesta una laurea honoris causa in scienze della comunicazione, conferitagli dalla facoltà di sociologia dell'Università di Urbino. Curiosamente poco prima del periodo più difficile della sua carriera. Nel biennio 2006-07 Rossi non ha vinto il mondiale, complici i guai con una Yamaha non perfetta, i guai col fisco italiano (risolti un anno dopo) con quell'improbabile auto intervista televisiva e, probabilmente, l'addio di Biaggi alla Moto Gp, con successiva mancanza di stimoli.

Proprio la rivalità col campione romano ha fatto conoscere Rossi all'Italia, quando era solo un ragazzino senza peli sulla lingua. Con Biaggi ci sono state gomitate e diti medi, mentre è diventato spazzino con Gibernau.

Una volta estinte le rivalità con piloti più anziani di lui è finito anche lo sberleffo. Più mature, anzi meno goliardiche, sono state le rivalità con Stoner, Lorenzo e Marquez.

Molto spesso Valentino, nei suoi spettacolari corpo a corpo ha parlato di sentire l'odore dell'avversario. Inconsciamente Rossi affronta la corsa come una questione di vita o morte, e quando parla di sentir l'odore forse si riferisce a quell'atto involontario di autodifesa in cui il corpo è pronto a combattere e inizia a sudare e emanare cattivo odore per allontanare/intimorire il nemico. Ha parlato di odore sia nel caso della sconfitta con Vinales sia nell'inseguimento vincente su Marquez, in Argentina nel 2015, quello dell'esultanza con la maglia di Maradona.

Il 18 marzo in Qatar inizia il motomondiale 2018, il 23esimo di Rossi, l'ultimo? Per saperlo basterà aspettare la primavera o l'inizio dell'estate. In quel periodo il mercato dei piloti si concretizza e i contratti vengono firmati. Lo stesso Rossi ha detto che le prime gare del 2018 saranno decisive per capire se la sente ancora di continuare. Gli accordi si fanno in due, la Yamaha darà ancora una moto al marchigiano?

Sono tante le domande che affolleranno la mente di Rossi. Fin quando resisterà Rossi nella sua ricerca di motivazioni al ribasso? Con che spirito si approccia al possibile ultimo giro di giostra?

Jordan, Schumacher, Tomba hanno smesso dopo anni non esaltanti. Anche Rossi dovrà vedere che il talento non basta più per essere competitivo?

E se smette, cosa farà? Gli basterà gestire l'Academy di giovani piloti e il Team Sky Vr 46 oppure, come ha già detto, continuerà a correre sulle auto per almeno dieci anni?

La sua parabola, volenti o nolenti, è alla fine. Gli interrogativi non riguardano solo Valentino e i suoi tifosi ma anche il mondo economico del motomondiale. Senza Rossi quando pubblico andrà disperso?

L'ultimo sorpasso di Rossi, che avvenga nel 2018 o più tardi,è quello che deve fare a sé stesso, alla sua carriera, alla leggenda che è diventato. Superare il mito per affrontare una vita più normale. Come un qualunque signor Rossi, il cognome più comune in Italia.

René Pierotti

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